Guerra in Medio Oriente e voli: Maldive a 250 euro, Sharm a 38. Ma occhio ai rincari sulle mete europee

Il mercato aereo è sottosopra: Ryanair taglia le rotte, le compagnie del Golfo svendono i biglietti per non volare in perdita, gli italiani rimandano le prenotazioni estive. ACI Europe lancia l’allarme: senza Hormuz stabile, tra tre settimane manca il carburante per gli aerei.


La guerra in Medio Oriente ha prodotto un effetto paradossale sul mercato dei voli: alcune delle destinazioni più esclusive del mondo costano oggi meno di un weekend a Barcellona, mentre prenotare una settimana in Sardegna o in Grecia rischia di diventare più caro del solito. È il risultato di un sistema di prezzi algoritmico che reagisce alla domanda in tempo reale — e la domanda, in questo momento, è tutto tranne che prevedibile.


Maldive a 250 euro, Sharm a 38: le occasioni dell’incertezza

I prezzi segnalati da Assoutenti raccontano un mercato che ha perso i suoi parametri abituali. Un volo da Milano per le Maldive o le Seychelles a maggio o giugno costa intorno ai 250 euro — una cifra che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impossibile. Per agosto la stessa rotta sale a 1.056 euro, ma è comunque molto meno dei 1.470 euro di un mese fa.

Le destinazioni del Mediterraneo orientale sono crollate: i voli di sola andata per Sharm el-Sheikh da Milano, Roma e Napoli partono da 38 euro, quelli per Marsa Alam da 41 euro. La Cina si raggiunge da 234 euro, gli Stati Uniti a maggio con scalo da 222 euro, il Messico da 330 euro. Per l’Africa, il Sudafrica è raggiungibile da 264 euro a maggio, il Kenya da 219 euro.


Le compagnie del Golfo svendono per non volare in perdita

Dietro i prezzi stracciati per l’Asia c’è anche una strategia commerciale precisa. Come spiega Assoutenti, le compagnie aeree del Golfo — con le rotte transitate parzialmente compromesse dalla crisi — hanno lanciato “sconti speciali su alcune tratte allo scopo di invogliare i cittadini a partire” per non volare in perdita. Il risultato: Hong Kong a partire da 278 euro di sola andata, Malesia da 286 euro, Singapore da 300 euro. Tra maggio e giugno, Giappone e Filippine costano circa 370 euro, Thailandia 290 euro, Vietnam 325 euro.


Il paradosso: le mete vicine rischiano di costare di più

Il rovescio della medaglia è quello che gli esperti temono di più: con gli italiani che rimandano le prenotazioni o virano verso destinazioni nazionali considerate “più sicure”, le mete europee più gettonate rischiano un forte rialzo dei prezzi. Gli algoritmi di prenotazione funzionano in entrambe le direzioni: se nessuno prenota per le Maldive, il prezzo scende; se tutti si concentrano sulla Puglia o sulla Croazia, il prezzo sale.

Assoutenti segnala che molti italiani “preferiscono attendere prima di prenotare un volo o una vacanza, oppure optano per mete nazionali o più vicine, considerate più sicure.” Una cautela comprensibile, ma che — proprio attraverso gli algoritmi — produce effetti paradossali sul mercato.


Ryanair taglia le rotte, l’estate è a rischio

Il quadro è aggravato dalla decisione di Ryanair, annunciata la scorsa settimana, di tagliare una serie di rotte in tutta Europa. Una mossa che riduce l’offerta complessiva di posti disponibili — e che, combinata con una domanda concentrata su destinazioni più corte, potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i prezzi per le vacanze estive europee.


L’allarme di ACI Europe: tre settimane per evitare la crisi del carburante

Il segnale più preoccupante arriva dagli aeroporti. Venerdì, l’associazione degli scali europei ACI Europe ha inviato una lettera formale alla Commissione Europea con un avvertimento preciso: “Se il blocco dello Stretto di Hormuz non si sblocca in maniera stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’UE.”

Una crisi del carburante aereo significherebbe cancellazioni, riduzione dei voli e prezzi ancora più alti — non solo per le destinazioni esotiche, ma per qualsiasi tratta. Un’evenienza che, a poche settimane dall’inizio della stagione estiva, gli operatori del settore guardano con crescente preoccupazione.