Il vino italiano conquista il mondo: 47 milioni di ettolitri, export a 7,8 miliardi. E punta ai 10 miliardi

L’Italia si conferma primo produttore mondiale con il 22% del mercato globale. Vinitaly lancia la sfida: India +76%, Giappone punta al lusso, Cina premia la qualità. Il ministro Lollobrigida: “Non dobbiamo avere paura”. L’obiettivo è raddoppiare la quota nei mercati emergenti.


Nel mondo del vino, l’Italia non ha rivali. Con una produzione di 47,3 milioni di ettolitri nel 2025 e una quota del 22% del mercato globale, il Paese si conferma primo produttore al mondo davanti a Francia e Spagna. L’export ha raggiunto 7,8 miliardi di euro, trainato dal Veneto, seguito da Toscana e Piemonte. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che fotografa un settore in salute, ma chiamato ad affrontare uno scenario internazionale sempre più complesso.

L’obiettivo dichiarato all’inaugurazione di Vinitaly dal presidente di Ice Matteo Zoppas è preciso: “Portare le esportazioni a 10 miliardi di euro nel più breve tempo possibile.” Un traguardo ambizioso, che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha inquadrato in una cornice più ampia: “Non dobbiamo avere paura. Il vino deve raccontarsi come un prodotto centrale nel nostro modello di impresa e di economia, ma anche di cultura.”


Usa e Regno Unito: bollicine e fermi, due strade diverse

Nei mercati storici si giocano partite diverse. Negli Stati Uniti le bollicine italiane crescono del +4%, con il Prosecco a fare da locomotiva. Nel Regno Unito la sfida si sposta sui vini fermi: rossi e rosé provenienti da Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo puntano a una crescita stimata intorno al +3%, intercettando una domanda sempre più sofisticata.


Giappone: la terra promessa del lusso

Il mercato più interessante in termini di posizionamento è il Giappone. Qui il vino italiano non punta al segmento premium: punta al luxury. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, questo segmento è destinato a raggiungere una quota di mercato del 20% nel Paese. Un’evoluzione che premia l’alto valore aggiunto e la capacità narrativa del Made in Italy enologico.


Cina e Corea del Sud: meno volume, più valore

La Cina mostra segnali di maturazione: i volumi calano, ma il valore cresce. Entro il 2029, i vini premium registreranno un +10%, con l’Italia pronta a intercettare una quota di crescita del +2,5%, soprattutto grazie a spumanti e Moscato d’Asti. In Corea del Sud il potenziale resta in gran parte inespresso — oggi il vino italiano pesa solo il 6% sul totale premium — ma le condizioni per crescere ci sono.


India +76%: il mercato che sorprende tutti

Il dato più sorprendente arriva dall’India: un incremento del +76% che trasforma il Paese in uno dei mercati più dinamici al mondo per il vino italiano. Un mercato giovane, diviso tra la diffusione dei cocktail a base di vino e una crescente attenzione alla cultura enologica. In tutta l’area del Sud-est asiatico — Thailandia, Vietnam, Filippine — i tassi di crescita sono elevati, con lo spumante come filo conduttore ma spazi crescenti anche per i fermi.

In Messico i vini rossi crescono a ritmi sostenuti; in Brasile la riduzione dei dazi favorisce il passaggio verso etichette di maggiore qualità.


Il ministro Urso: “Nuovi accordi commerciali con il Sud-est asiatico”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha indicato la via istituzionale per consolidare questi risultati: “Dobbiamo resistere nei mercati tradizionali e nel contempo aprire nuove vie. Per questo sollecitiamo la Commissione Europea a finalizzare anche gli altri accordi commerciali in programma, a partire dai Paesi del Sud-est asiatico: Malesia, Indonesia, Filippine.”

Una sollecitazione che arriva in un momento delicato per il commercio globale, con le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Medio Oriente che pesano sulle catene di fornitura e sui costi logistici. Ma il vino, come ha ricordato Lollobrigida, non è solo un prodotto: è una storia da raccontare. E su questo, l’Italia non teme rivali.