Oggi il voto sulle preferenze. FdI assicura che il testo non è blindato, mentre Vannacci chiede alla destra di sostenere le preferenze pure. Dall’opposizione De Cristofaro attacca: «Maggioranza al capolinea»
La riforma della legge elettorale entra in una fase decisiva e il confronto politico si accende in vista del voto previsto oggi al Senato sugli emendamenti relativi alle preferenze.
A segnalare la delicatezza del passaggio è Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha scritto su X che «sulla legge elettorale sta succedendo di tutto», definendo quello in corso «un passaggio molto delicato». Renzi ha inoltre annunciato che interverrà in Aula, intorno alle 10, per avanzare una proposta direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
FdI: «La legge non è blindata»
Sul fronte della maggioranza, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, difende il percorso della riforma e respinge le accuse dell’opposizione secondo cui il centrodestra avrebbe costruito da solo le nuove regole elettorali.
«Tutto si può dire, fuorché sia stata una legge blindata», ha affermato Bignami, sottolineando che proprio FdI ha sostenuto l’introduzione delle preferenze.
Il nodo principale resta ora quello delle preferenze pure, senza listini bloccati. Secondo Bignami, i senatori saranno liberi di decidere sull’emendamento presentato dalle opposizioni, così come è già accaduto in precedenza con altre modifiche al testo approvato dalla Camera.
«Per FdI è importante che il voto degli italiani conti quanto più possibile e abbiamo voluto introdurre le preferenze per questo», ha spiegato.
Il nodo della fiducia
Resta aperta anche la questione di un eventuale ricorso alla fiducia durante la terza lettura alla Camera. «Deciderà il governo», ha precisato Bignami, ricordando che la maggioranza ha già affrontato due volte il dibattito senza ricorrere a questo strumento.
Quanto alle possibili conseguenze di una bocciatura della fiducia, il capogruppo di FdI ha osservato che, se il governo decidesse di porla e non ottenesse il voto favorevole, «sono immaginabili conseguenze».
Vannacci: «La destra voti le preferenze pure»
La partita sulle preferenze divide però anche il fronte della destra. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha lanciato un appello a tutto il centrodestra affinché sostenga al Senato l’emendamento per il ritorno alle preferenze pure.
«Gli italiani vogliono eleggere direttamente i propri rappresentanti, senza listini bloccati e senza “unti” dalle segreterie di partito», ha scritto Vannacci sui social.
In un successivo intervento, ha accusato FdI di aver introdotto «preferenze meticce», con capilista bloccati, giudicandole una «grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano».
Il riferimento è all’emendamento presentato da Futuro Nazionale alla Camera, che secondo Vannacci sarebbe analogo a quello ora sottoposto al voto del Senato. Da qui l’appello a Fratelli d’Italia: «Votate anche questo. Ne va della coerenza di FdI».
De Cristofaro: «Parlamento inchiodato da settimane»
Durissima la reazione dell’opposizione. Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e presidente del gruppo Misto a Palazzo Madama, ha definito «surreale» la situazione politica.
«La maggioranza è arrivata al capolinea, altro che record di longevità», ha dichiarato, sostenendo che il Parlamento sia «inchiodato da settimane» sulla riforma elettorale mentre il Paese affronta problemi economici e sociali.
De Cristofaro ha citato, tra gli altri, il caro benzina, gli stipendi fermi, le difficoltà di accesso alle cure e la situazione dei docenti del Sud costretti a rinunciare al posto al Nord per l’insostenibilità dei costi.
«In questo disastro il Parlamento è inchiodato da settimane a discutere della legge elettorale», ha attaccato, concludendo: «Io spero che si voti il prima possibile».
Il voto sulle preferenze diventa così uno dei passaggi più delicati della riforma, con la maggioranza chiamata a gestire le diverse posizioni interne al centrodestra e l’opposizione pronta a sfruttare ogni divisione.
