Ghiacciai alpini, estate 2026 da record: «Fusione senza sosta, servono contromisure urgenti»

La “Carovana dei ghiacciai” di Legambiente lancia l’allarme dopo il monitoraggio di sette ghiacciai simbolo delle Alpi: arretramento, crolli e instabilità sempre più evidenti. Adamello arretrato di 265 metri in tre anni, il Forni ha perso tre chilometri dall’inizio del secolo

È una “estate horribilis” per le Alpi e i loro ghiacciai, sempre più fragili e instabili sotto la pressione della crisi climatica. A lanciare l’allarme è Legambiente, che al termine della settima edizione della “Carovana dei ghiacciai” denuncia un’accelerazione dei processi di fusione e arretramento.

Temperature elevate, zero termico stabilmente oltre i 4.800-5.000 metri, scarse precipitazioni nevose, siccità a valle e oltre 70 eventi meteorologici estremi registrati sulle regioni alpine tra gennaio e la fine di agosto hanno reso la montagna «più fragile».

Secondo l’associazione, se la tendenza dovesse proseguire, il 2026 potrebbe rivelarsi peggiore delle già drammatiche estati del 2022 e del 2023.

Sette ghiacciai sotto osservazione

La “Carovana dei ghiacciai”, realizzata da Legambiente in collaborazione con Cipra e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha monitorato sette ghiacciai simbolo dell’arco alpino: Adamello, Grande Motte, Miage, Planpincieux, Forni, Montasio e Coolidge superiore.

Il quadro emerso è preoccupante: tutti i ghiacciai osservati sono in arretramento e presentano fenomeni di crescente instabilità. Aumentano le colate detritiche, mentre le morene mostrano deformazioni sempre più evidenti.

I fenomeni più importanti di crollo sono stati osservati quest’estate sul Monviso e sul Montasio. E mentre il ghiaccio arretra, nuove aree vengono colonizzate dalla vegetazione e da specie pioniere, modificando rapidamente gli ecosistemi montani.

Adamello, 265 metri di ritiro in tre anni

Tra i casi più significativi c’è quello dell’Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane. La sua fronte ha arretrato di 265 metri nel solo triennio 2023-2025, con una velocità di ritiro in aumento.

Ancora più evidente è la trasformazione del ghiacciaio della Grande Motte, nel comprensorio francese di Tignes, a oltre 3.000 metri di quota. Dal 1982 ha perso circa il 70% del proprio volume.

La riduzione della massa glaciale ha inoltre favorito la formazione, nell’ultimo decennio, di un lago glaciale che viene monitorato per il rischio di una possibile esondazione.

Monte Bianco, il Planpincieux si muove fino a due metri al giorno

Anche sul versante italiano del Monte Bianco i segnali sono allarmanti.

Il lobo frontale del ghiacciaio del Miage si è abbassato di circa 15 metri in sei anni, mentre il vicino Planpincieux ha raggiunto velocità di movimento fino a due metri al giorno.

Il fenomeno non riguarda soltanto la perdita di ghiaccio: l’arretramento dei ghiacciai modifica la stabilità dei versanti e aumenta il rischio di fenomeni franosi e colate detritiche.

Il ghiacciaio dei Forni e il problema dell’acqua

In Lombardia, il ghiacciaio dei Forni è arretrato di circa tre chilometri dall’inizio del secolo. Durante le giornate più calde può perdere fino a 10 centimetri di spessore.

La sua scomparsa progressiva rappresenta però anche un problema per le risorse idriche. Nei periodi estivi, infatti, il contributo del ghiacciaio può arrivare a rappresentare circa il 50% della portata dell’Adda.

La deglaciazione non è quindi soltanto una questione ambientale o paesaggistica: la riduzione della massa glaciale può avere conseguenze dirette sulla disponibilità di acqua a valle.

Dal Montasio al Monviso: ghiaccio che scompare e rocce più instabili

Anche il Montasio, considerato storicamente uno dei ghiacciai più resilienti, mostra oggi evidenti segnali di cedimento. Quest’estate si è verificato il crollo parziale della sua cavità superiore.

In Piemonte, invece, il ghiacciaio superiore del Coolidge, sul Monviso, è ormai declassato a glacionevato. Contemporaneamente aumenta l’instabilità delle pareti rocciose e si riduce la disponibilità d’acqua nelle aree a valle.

Un cambiamento particolarmente evidente a Tignes: dove un tempo era possibile sciare anche d’estate, oggi non è più possibile farlo.

Dall’800 a oggi persa oltre metà della superficie glaciale

Il fenomeno si inserisce in una trasformazione che interessa l’intero arco alpino.

Secondo gli studi scientifici citati da Legambiente, dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume.

Ma è soprattutto la velocità del cambiamento a preoccupare gli esperti. Dopo il 2000, il tasso di abbassamento della superficie dei ghiacciai è triplicato e tra il 2000 e il 2023 l’Europa centrale, area dominata dalle Alpi, ha perso circa il 39% della propria massa glaciale.

E il caldo non sembra dare tregua. Le temperature elevate e lo zero termico molto alto si sono protratti anche nei primi giorni di settembre, contribuendo a una fusione quasi continua dei ghiacciai.

«Non è caldo, è crisi climatica»

Durante la spedizione Legambiente ha organizzato diversi flash mob in quota, portando anche sul ghiacciaio del Montasio e alle sorgenti del Po, a Pian del Re, lo striscione “Non è caldo, è crisi climatica”.

Il messaggio dell’associazione è che montagna e pianura siano legate dallo stesso destino: ciò che accade ai ghiacciai produce conseguenze anche a valle, a partire dalla disponibilità di acqua.

Da qui la richiesta di interventi urgenti su tre fronti: mitigazione e adattamento climatico, monitoraggio continuo dei ghiacciai e una governance europea delle risorse alpine, con particolare attenzione all’acqua.

Ghiacciai come beni comuni

Legambiente, insieme a Cai, Cipra e Fondazione Glaciologica Italiana, ha promosso il Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse e la piattaforma “Governarne le Alpi che cambiano”.

L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza sul valore dei ghiacciai, considerati beni comuni e patrimonio collettivo, e adeguare anche il modo di frequentare la montagna alle trasformazioni in corso.

La Carovana ha inoltre organizzato una giornata di clean up in quota lungo il sentiero verso il ghiacciaio del Miage, raccogliendo i rifiuti abbandonati lungo il percorso.

«Le Alpi sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto», sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. «Questa estate, segnata da caldo record, ondate di calore ed eventi meteo estremi, ci ricorda che non c’è più tempo da perdere».

Per Legambiente, conclude Zampetti, la risposta deve essere immediata: «Più politiche di mitigazione e adattamento da mettere in campo in montagna, a valle così come nelle aree urbane».