Nokia, dalla crisi dei cellulari alla sfida dell’intelligenza artificiale: così il colosso finlandese si è reinventato

Per anni Nokia è stata, nell’immaginario collettivo, sinonimo di telefonino: il cellulare indistruttibile, quello che cadeva dal terzo piano e continuava a funzionare. Poi sono arrivati lo smartphone, Apple e Android, e quel modello di business è crollato. Nokia ha ceduto il business dei dispositivi a Microsoft nel 2014, dopo aver già avviato una profonda trasformazione. Ma, invece di inseguire per sempre il mercato perduto, ha scelto di cambiare mestiere.

Oggi Nokia non vive più principalmente della connessione tra persone. Vive della connessione tra macchine, reti, fabbriche, automobili, data center e sistemi intelligenti. È diventata una delle aziende che costruiscono l’infrastruttura invisibile sulla quale corre l’economia digitale: fibra ottica, reti IP, infrastrutture mobili, cloud e tecnologie per i data center.

La svolta più interessante è proprio questa: Nokia non vende più soltanto comunicazione, ma la capacità di far comunicare le cose. E con l’intelligenza artificiale questa distinzione diventa ancora più importante. Nel secondo trimestre del 2026, le vendite verso i clienti dei settori AI e cloud sono cresciute del 105%, mentre il business Network Infrastructure ha registrato una crescita del 12% su base annua.

Dallo smartphone alle infrastrutture digitali

Pensiamo a una fabbrica: macchinari e robot devono comunicare in tempo reale. A un data center: miliardi di informazioni devono viaggiare con velocità e affidabilità. A un’auto sempre più autonoma: sensori, software e infrastrutture devono scambiarsi dati continuamente. Oppure a una rete elettrica intelligente, nella quale milioni di dispositivi devono essere coordinati.

La vecchia domanda era: «Come faccio a telefonare?». La nuova è: «Come faccio a far parlare tra loro milioni di oggetti, sistemi e macchine?».

Nokia ha capito che il futuro non sarebbe stato necessariamente nel dispositivo che teniamo in mano, ma nella tecnologia che rende possibile tutto ciò che accade dietro quello schermo.

La lezione di Nokia: reinventarsi prima che lo faccia il mercato

È una lezione che riguarda molto più della Finlandia. IBM, un tempo sinonimo di grandi computer aziendali, ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso software, servizi, cloud e intelligenza artificiale. Netflix è passata dal noleggio di DVD allo streaming e poi alla produzione di contenuti. Adobe ha trasformato il modello basato sulla vendita di software in un ecosistema ad abbonamento. Microsoft, da regina del personal computer, ha costruito una nuova centralità attorno al cloud e oggi all’intelligenza artificiale.

Nessuna di queste trasformazioni è stata indolore. Reinventarsi significa spesso cannibalizzare il proprio passato prima che lo faccia un concorrente.

È una delle decisioni più difficili per un management: rinunciare a ciò che ancora produce denaro per investire in ciò che potrebbe produrne domani.

La nuova Nokia punta sull’AI

Nokia oggi sta facendo esattamente questo. Dal primo gennaio 2026 ha semplificato la propria struttura in due grandi aree, Network Infrastructure e Mobile Infrastructure, con una strategia esplicitamente orientata all’intelligenza artificiale e alle reti «AI-native».

Il punto, però, non è celebrare una resurrezione. È capire una regola fondamentale del capitalismo: nessun prodotto è eterno, nessun vantaggio competitivo è acquisito per sempre e nessun marchio può vivere di nostalgia.

Le imprese che sopravvivono non sono necessariamente quelle che restano fedeli a ciò che erano. Sono quelle capaci di capire, prima degli altri, ciò che stanno diventando.

Nokia un tempo connetteva le persone. Oggi vuole connettere l’intelligenza.

È una differenza enorme. Ed è forse proprio questa la ragione per cui il vecchio gigante finlandese è ancora qui.