Alta tensione in Parlamento sul caso dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La decisione della Giunta per le autorizzazioni di respingere la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat dell’esponente di Fratelli d’Italia ha provocato una dura reazione delle opposizioni e una protesta nell’Aula del Senato.
I senatori del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del Governo esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”, costringendo la presidente di turno, Mariolina Castellone, a sospendere temporaneamente la seduta.
Perché la Procura chiedeva le chat
La Procura di Roma aveva chiesto di poter acquisire i messaggi di Delmastro nell’ambito di un’indagine che riguarda rapporti con Caroccia, figura coinvolta in un’inchiesta nella quale viene contestata anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Delmastro, secondo quanto ribadito dalla maggioranza, non risulta indagato.
La Giunta ha però negato l’autorizzazione, ritenendo che la messaggistica elettronica rientri nella tutela costituzionale della corrispondenza prevista dall’articolo 68 della Costituzione.
Le opposizioni: “Uno scudo per gli amici”
Durissime le reazioni di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Il deputato del Pd Matteo Orfini, componente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, sostiene che il voto rappresenti “l’ennesima conferma” dell’utilizzo delle istituzioni come “scudo protettivo” per gli esponenti della maggioranza. Secondo Orfini, impedire alla magistratura di acquisire elementi ritenuti rilevanti ostacolerebbe il lavoro degli inquirenti e contraddirebbe i richiami del Governo alla legalità.
Sulla stessa linea la senatrice M5S Alessandra Maiorino, secondo cui la decisione “umilia le istituzioni e la lotta alla mafia”, accusando la maggioranza di aver negato uno strumento investigativo considerato essenziale.
Anche il capogruppo del M5S al Senato Luca Pirondini ha attaccato il Governo, sostenendo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe scelto di proteggere un proprio esponente invece di favorire la massima trasparenza.
La replica di Fratelli d’Italia
La maggioranza respinge le accuse e difende la decisione della Giunta.
Il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, capogruppo nella Giunta per le autorizzazioni della Camera, ha definito la protesta del Movimento 5 Stelle una “sceneggiata”, accusando le opposizioni di adottare “due pesi e due misure”.
Iaia ricorda che Delmastro non è indagato e richiama la sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale, pronunciata nel caso Open, secondo la quale la messaggistica elettronica costituisce “corrispondenza” tutelata dagli articoli 15 e 68 della Costituzione.
L’esponente di FdI sottolinea inoltre che, proprio nel caso Open, il Parlamento negò l’autorizzazione all’acquisizione dei messaggi dei parlamentari coinvolti, con il voto contrario anche di Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra.
Uno scontro destinato a proseguire
La vicenda assume così una forte valenza politica oltre che giuridica. Da una parte le opposizioni parlano di un ostacolo alle indagini e di un uso improprio delle prerogative parlamentari; dall’altra la maggioranza sostiene di aver semplicemente applicato i principi fissati dalla Corte costituzionale a tutela della riservatezza delle comunicazioni dei parlamentari.
Lo scontro è destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre resta aperto il confronto sul delicato equilibrio tra autonomia della magistratura, prerogative parlamentari e tutela della corrispondenza prevista dalla Costituzione.
