Meta torna nel mirino della Commissione europea. Bruxelles ha contestato in via preliminare al gruppo guidato da Mark Zuckerberg una presunta violazione del Digital Services Act (DSA), sostenendo che il design di Facebook e Instagram favorisca comportamenti compulsivi e possa avere effetti negativi, soprattutto sui minori. Se le accuse saranno confermate, l’azienda rischia una sanzione fino al 6% del fatturato globale, che potrebbe superare i 10 miliardi di euro.
Perché l’Unione europea indaga su Meta
Al centro dell’indagine ci sono alcune delle funzionalità più diffuse delle piattaforme social: scrolling infinito, riproduzione automatica dei Reel, contenuti altamente personalizzati e sistemi di raccomandazione progettati per massimizzare il tempo trascorso online.
Secondo la Commissione europea, queste caratteristiche potrebbero incentivare un utilizzo eccessivo di Facebook e Instagram, alimentando meccanismi di dipendenza digitale.
In una nota ufficiale, Bruxelles afferma di aver rilevato in via preliminare che Meta avrebbe violato il Digital Services Act, la normativa europea che impone alle grandi piattaforme online di limitare i rischi sistemici per gli utenti e di garantire un ambiente digitale più sicuro.
L’esecutivo europeo contesta inoltre al gruppo di non aver adeguatamente considerato i dati disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme, in particolare durante le ore notturne, né l’impatto che strumenti come Reel e Storie possono avere nel favorire un uso compulsivo dei social network.
L’indagine rientra nel procedimento formale avviato dalla Commissione europea il 16 maggio 2024 per verificare la conformità di Meta alle disposizioni del DSA.
Cosa prevede il Digital Services Act
Il Digital Services Act impone alle cosiddette “Very Large Online Platforms” obblighi particolarmente stringenti nella gestione dei rischi per gli utenti.
Tra questi rientrano:
- la valutazione dei rischi derivanti dal funzionamento degli algoritmi;
- la tutela della salute mentale e della sicurezza degli utenti, soprattutto dei minori;
- l’adozione di misure efficaci per limitare fenomeni di dipendenza digitale e utilizzo compulsivo.
Secondo la Commissione europea, Meta non avrebbe rispettato pienamente questi obblighi.
La Commissione europea: “La salute mentale deve essere una priorità”
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha ribadito la linea di Bruxelles.
“La protezione della salute fisica e mentale degli europei deve essere una priorità per le piattaforme dei social media”, ha dichiarato.
Virkkunen ha inoltre sottolineato che il Digital Services Act “fornisce un quadro chiaro per ritenere le piattaforme responsabili della progettazione e degli effetti di dipendenza dei loro servizi”, confermando l’intenzione della Commissione di far rispettare rigorosamente la normativa europea.
Quanto potrebbe pagare Meta
Se le conclusioni preliminari dovessero essere confermate al termine del procedimento, Meta potrebbe ricevere una delle sanzioni più elevate mai previste dalla normativa europea.
Il Digital Services Act consente infatti alla Commissione di imporre multe fino al 6% del fatturato annuo globale.
Considerando che nel 2025 Meta ha registrato ricavi per 200,97 miliardi di dollari, la sanzione teorica massima potrebbe raggiungere circa 12,06 miliardi di dollari, equivalenti a oltre 10,5 miliardi di euro.
Tutte le multe ricevute da Meta in Europa
Quello con Bruxelles è soltanto l’ultimo capitolo di una lunga serie di procedimenti che hanno coinvolto Meta negli ultimi anni.
Nel gennaio 2023, il gruppo è stato sanzionato con 390 milioni di euro per aver utilizzato una base giuridica ritenuta non valida per la pubblicità personalizzata su Facebook e Instagram, in violazione del GDPR.
Pochi mesi dopo, nel maggio 2023, è arrivata una multa record da 1,2 miliardi di euro per il trasferimento illecito dei dati personali degli utenti europei verso gli Stati Uniti, la più alta mai inflitta nell’ambito del Regolamento generale sulla protezione dei dati.
Nel 2024, l’autorità irlandese per la protezione dei dati ha imposto un’ulteriore sanzione da 91 milioni di euro, dopo aver accertato che alcune password degli utenti erano state archiviate in chiaro nei sistemi aziendali.
Successivamente, nell’aprile 2025, la Commissione europea ha inflitto a Meta anche la prima multa ai sensi del Digital Markets Act (DMA): 200 milioni di euro per il modello “Pay or Consent”, ritenuto non conforme perché non garantiva agli utenti una reale libertà di scelta sull’utilizzo dei dati personali per la pubblicità personalizzata.
Meta sotto pressione tra DSA, DMA e GDPR
L’azienda di Menlo Park si trova oggi ad affrontare una crescente pressione regolatoria in Europa. Con l’entrata in vigore del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l’Unione europea punta a rafforzare il controllo sulle Big Tech, imponendo standard più severi in materia di trasparenza algoritmica, tutela dei dati personali e protezione degli utenti.
L’esito dell’indagine sul presunto effetto di dipendenza generato da Facebook e Instagram potrebbe rappresentare uno dei casi più rilevanti nell’applicazione del DSA e segnare un nuovo precedente nei rapporti tra Bruxelles e le grandi piattaforme digitali.
