Guerra Iran-Israele, Trump continua a promettere la pace: ma l’accordo non arriva
La guerra tra Iran e Israele sarebbe dovuta finire nel giro di “due o tre giorni”. Almeno secondo Donald Trump. Eppure, da oltre due mesi il presidente degli Stati Uniti continua a ripetere lo stesso messaggio: la pace è vicina, l’accordo è imminente, manca soltanto l’ultimo passaggio formale.
Una promessa ripetuta decine di volte senza che si sia mai concretizzata. Secondo un conteggio realizzato dalla CNN, Trump avrebbe annunciato o lasciato intendere l’imminente conclusione del conflitto almeno 37 volte dall’inizio della crisi.
L’ultima dichiarazione è arrivata nella notte durante un evento al Madison Square Garden di New York, dove il presidente è stato contestato dal pubblico prima dell’inizio di gara 3 delle finali NBA.
Dal primo annuncio di aprile alle promesse di giugno: la cronologia delle previsioni di Trump
Il primo annuncio risale al 7 aprile. In un messaggio pubblicato sui social, Trump scriveva che i negoziati erano “a buon punto” e che sarebbero servite appena due settimane per finalizzare l’accordo tra le parti.
Da quel momento il presidente americano ha continuato a riproporre lo stesso scenario, sostenendo a più riprese che Teheran fosse pronta a firmare un’intesa.
Secondo la CNN, però, non esistono elementi concreti che dimostrino come oggi la situazione sia più vicina a una soluzione rispetto a quella descritta da Trump oltre due mesi fa.
L’emittente americana osserva come il presidente continui a presentare l’accordo come imminente nonostante i ripetuti rinvii, alimentando interrogativi sulle reali prospettive diplomatiche del conflitto.
“L’Iran vuole un accordo”: il messaggio ripetuto per settimane
Già il 23 marzo Trump parlava ai giornalisti a bordo dell’Air Force One di colloqui di pace in corso.
Il giorno successivo iniziava a sostenere che l’Iran fosse determinato a raggiungere un’intesa con Washington e con gli alleati occidentali.
Il 25 marzo dichiarava che Teheran desiderava “disperatamente” un accordo.
Il 26 marzo, durante una riunione di governo, affermava che l’Iran stava “implorando” di arrivare a una soluzione diplomatica.
Il 29 marzo, rispondendo alle domande dei giornalisti, si spingeva oltre: “Vedo un accordo con l’Iran”.
Nelle settimane successive il tono è diventato sempre più ottimistico.
Il 6 aprile le parti erano, secondo Trump, “molto vicine” a un’intesa.
Il 15 aprile, intervistato da Fox Business, dichiarava: “Penso che sia quasi finita”.
Il 16 aprile assicurava che sarebbe stato raggiunto “un buon accordo”.
Il giorno seguente sosteneva che l’Iran avesse già “accettato tutto” e che la firma sarebbe arrivata entro “uno o due giorni”.
La guerra continua nonostante le promesse di cessate il fuoco
Anche dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il conflitto non si è realmente concluso.
Il 20 aprile Trump scriveva su Truth Social che l’accordo sarebbe arrivato “in tempi relativamente brevi”.
Il 30 aprile definiva ancora l’Iran “desideroso di concludere un accordo”.
Il 1° maggio affermava che la guerra sarebbe terminata presto.
Il 18 maggio annunciava il rinvio di possibili operazioni militari per altri “due o tre giorni”, sostenendo che diversi Paesi mediorientali fossero convinti dell’imminenza di una soluzione diplomatica.
Pochi giorni dopo lo stesso Trump riconosceva che in passato erano già esistiti momenti in cui l’accordo sembrava vicino, salvo poi sfumare.
“Questa volta è diverso”, assicurava.
Ma anche in quell’occasione la svolta non è arrivata.
Nuove promesse di pace tra Iran e Israele
Il 19 maggio Trump tornava a promettere una conclusione rapida della guerra.
Il 23 maggio l’accordo era ormai, a suo dire, “in gran parte negoziato”.
Il 28 maggio, durante un’intervista con Lara Trump, definiva la situazione “vicina a un ottimo accordo”.
Nelle ultime settimane il presidente ha continuato a utilizzare lo stesso linguaggio.
Domenica scorsa ha dichiarato che Iran e Israele erano “molto vicini” a un’intesa definitiva, accusando però entrambe le parti di rallentare il processo con nuove tensioni militari.
Ad Axios ha ribadito: “Siamo molto vicini a un accordo definitivo con l’Iran”.
Lunedì, durante un collegamento telefonico organizzato a sostegno del senatore Lindsey Graham, ha nuovamente parlato di una “vittoria totale” entro due settimane.
Perché Trump continua a parlare di accordo imminente
La continua ripetizione di annunci mai concretizzati ha alimentato il dibattito negli Stati Uniti.
Secondo gli osservatori, le motivazioni potrebbero essere diverse: rassicurare i mercati finanziari, mantenere alta la fiducia dell’opinione pubblica oppure esercitare pressione diplomatica sulle parti coinvolte nel conflitto.
Resta il fatto che, a oltre due mesi dal primo annuncio, la guerra in Iran continua e l’accordo definitivo promesso da Trump non è ancora arrivato.
Eppure il messaggio della Casa Bianca resta invariato: la pace sarebbe questione di pochi giorni. Ancora una volta.
