Il petrolio vola. E le compagnie aeree pagano il conto.
La guerra in Iran ha fatto schizzare i prezzi del greggio fino al +70% in poche settimane, scatenando uno shock energetico che rischia di colpire duramente il trasporto aereo globale. E anche con una tregua sul tavolo, il peggio potrebbe non essere ancora passato.
A lanciare l’allarme è International Air Transport Association (IATA): ci vorranno mesi prima che il carburante per aerei torni a livelli normali.
Il collo di bottiglia: lo Stretto di Hormuz
Il nodo è uno dei più delicati al mondo: lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per circa il 20% del petrolio globale.
Anche se un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran lascia sperare in una riapertura stabile, il problema vero è altrove: raffinerie ferme e capacità ridotta.
“Serviranno mesi per ripristinare l’offerta”, ha avvertito Willie Walsh.
Carburante = 27% dei costi
Il carburante per aerei pesa come un macigno: 27% dei costi operativi, seconda voce dopo il personale.
E a differenza del petrolio, non esistono vere riserve strategiche di jet fuel.
Secondo S&P Global:
- capacità di raffinazione globale in calo del 10-12%
- oltre 2 milioni di barili al giorno fuori mercato in Medio Oriente
Tradotto: meno carburante disponibile, prezzi più alti, margini sotto pressione.
Perdite milionarie per le compagnie
I CEO non usano mezzi termini.
- Ed Bastian (Delta Air Lines)
- Scott Kirby (United Airlines)
stimano un impatto di circa 400 milioni di dollari ciascuno sui costi operativi.
E le contromisure sono già partite.
Volare costa di più
Le compagnie stanno scaricando i costi sui passeggeri:
- United Airlines: +10 dollari sul bagaglio registrato
- AirAsia X: tariffe fino a +40% e supplementi carburante +20%
Il risultato? Volare diventa più caro, e rapidamente.
Non è il Covid. Ma non è una passeggiata
Secondo Walsh, il confronto con la pandemia non regge: nel 2020 il traffico aereo globale crollò fino al -95%.
Oggi la situazione è diversa. Più simile a shock come:
- Attentati dell’11 settembre 2001
- Grande Recessione
Tempi di recupero stimati:
- circa 4 mesi dopo l’11 settembre
- 10-12 mesi dopo la crisi del 2008
Intanto il Brent resta volatile: intorno ai 97 dollari al barile, dopo aver toccato i 108.
“Il peggior shock della mia carriera”
Parole pesanti arrivano da Chai Eamsiri (Thai Airways):
“È il peggiore in quasi 40 anni”.
Il motivo? Non è solo domanda o geopolitica.
Questa volta sono state colpite infrastrutture reali: raffinerie, impianti, supply chain.
Prezzi alti fino al 2027?
Lo scenario peggiore non è escluso.
Secondo Scott Kirby, il petrolio potrebbe non scendere sotto i 100 dollari al barile prima del 2027.
Forse non accadrà. Ma le compagnie si stanno preparando al peggio.
