Meta e i tagli all’organico: fino a 16mila dipendenti a rischio, risparmi miliardari in vista
Secondo indiscrezioni riportate da alcune fonti e analizzate dall’analista di Bernstein Mark Shmulik, Meta starebbe valutando un taglio del 20% o più della sua forza lavoro di circa 79mila persone. I numeri sono significativi: Shmulik stima risparmi tra i 2 e i 4 miliardi di dollari già nel 2026 e tra i 5 e gli 8 miliardi nel 2027, con un aumento dell’utile per azione del 3%-5% nell’anno in corso e del 4%-7% nel 2027. Tuttavia, è più probabile che questi risparmi vengano reinvestiti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale piuttosto che redistribuiti agli azionisti: Meta prevede già di spendere 600 miliardi di dollari in data center entro il 2028 e ha recentemente acquisito la startup di AI Manus per almeno 2 miliardi.
Un portavoce di Meta ha definito le indiscrezioni “speculazioni su approcci teorici.” Un approccio teorico che, però, sta già muovendo i mercati e le strategie dei concorrenti.
Il contesto: da Jack Dorsey a Zuckerberg, la stessa logica
Ciò che rende questo momento rilevante non è tanto l’entità dei tagli, quanto il contesto in cui si inseriscono. Meno di tre settimane fa, Jack Dorsey ha licenziato quasi la metà dei 4.000 dipendenti di Block, prevedendo pubblicamente agli investitori che entro un anno la maggior parte delle aziende sarebbe arrivata alla stessa conclusione. Mark Zuckerberg stava già delineando la medesima logica a gennaio, dichiarando di vedere “progetti che prima richiedevano grandi team essere ora realizzati da una sola persona molto talentuosa.” Secondo Reuters, Meta punta a un rapporto di 50 dipendenti per ogni manager — un dato impensabile rispetto allo standard storico compreso tra 7 e 15.
Amazon, Salesforce e la pressione competitiva
La tendenza è già visibile in tutto il settore. Amazon ha confermato 16mila tagli a gennaio. Il CEO di Salesforce Marc Benioff ha dichiarato di “aver bisogno di meno personale” dopo aver ridotto di 4.000 unità il team di assistenza clienti. L’economista Anton Korinek aveva anticipato a Fortune che questa dinamica potrebbe segnare “l’inizio di una nuova era in cui i lavori d’ufficio diventano più seriamente minacciati dall’AI. Una volta che alcune aziende avviano la tendenza, le forze competitive spingono le altre a seguirle.”
La domanda aperta: è davvero l’AI a guidare i tagli?
Shmulik lancia anche un avvertimento più sottile: se Meta riuscirà a ridisegnare il proprio modello organizzativo in chiave AI, “altri si affretteranno a replicarlo”, rischiando di innescare “una cascata di cambi di rotta frettolosi, strategie abbozzate e ristrutturazioni reattive in tutto l’ecosistema.”
La questione centrale rimane però aperta: questi tagli sono davvero guidati dall’intelligenza artificiale, o l’AI sta offrendo una comoda giustificazione per riduzioni dei costi che sarebbero avvenute comunque? “Gli sprechi esistono in ogni organizzazione”, scrive Shmulik, “ma di solito non sono così chiaramente concentrati in team o individui specifici.” Una distinzione che, in un settore dove la narrativa sull’AI muove miliardi di capitalizzazione, ha un peso tutt’altro che teorico.
