Intelligenza artificiale e lavoro: quali professioni sono più a rischio? L’analisi di Andrej Karpathy di OpenAI

L’analisi di Karpathy: un grafico per misurare l’esposizione all’AI

Andrej Karpathy, ingegnere informatico cofondatore di OpenAI ed ex responsabile dell’intelligenza artificiale di Tesla, ha provato a quantificare quali professioni negli Stati Uniti siano più vulnerabili all’automazione. Utilizzando i dati del Bureau of Labor Statistics, ha assegnato a ogni categoria lavorativa un punteggio da 0 a 10 — dove 10 indica la massima esposizione — e ha pubblicato i risultati in un grafico online, poi rimosso dopo che aveva generato interpretazioni che l’autore ha ritenuto eccessive. “Si trattava di un esperimento realizzato in poche ore durante il fine settimana”, ha spiegato su X.

Chi rischia di più: i lavori digitali e dell’analisi dati

Il punteggio medio complessivo dell’analisi è 4,9, ma con differenze marcate tra le fasce di reddito. Le professioni con stipendi superiori a 100mila dollari registrano un’esposizione media di 6,7, mentre quelle con redditi inferiori a 35mila dollari si attestano intorno a 3,4.

Le categorie più esposte sono quelle legate al lavoro digitale e all’elaborazione delle informazioni: sviluppatori software, programmatori, amministratori di database, data scientist, matematici, analisti finanziari, paralegali, scrittori, editor, graphic designer e ricercatori di mercato. La ragione è strutturale: gli strumenti di AI sono sempre più efficaci nell’analizzare dati e produrre contenuti, completando in pochi minuti attività che in precedenza richiedevano ore o giorni.

Chi rischia di meno: lavori manuali e di cura della persona

Sul fronte opposto, le professioni meno vulnerabili sono quelle che richiedono presenza fisica o interazione umana diretta. Operai edili, coperturisti, imbianchini, carpentieri, addetti alle pulizie e manutentori del verde mostrano livelli molto bassi di esposizione. Altrettanto al sicuro risultano assistenti domiciliari, operatori socio-sanitari, massaggiatori, igienisti dentali, barbieri e bartender: professioni difficilmente sostituibili da un algoritmo.

Lo studio di Anthropic: l’adozione reale resta limitata

A inizio marzo, Anthropic ha pubblicato un’analisi sull’impatto dell’AI nel mercato del lavoro, che ridimensiona i toni più allarmistici. Nonostante il potenziale dell’intelligenza artificiale di svolgere gran parte delle attività nei settori della finanza, del management, dell’informatica, del diritto e dell’amministrazione, molte aziende adottano queste tecnologie con cautela. Lo studio segnala inoltre un dato controintuitivo: i lavoratori più esposti tendono a essere più anziani, più istruiti e con salari più elevati.

Il dibattito sul futuro del lavoro: apocalisse o trasformazione?

Il dibattito economico resta aperto. Se un saggio di Citrini Research ha delineato scenari estremi di distruzione occupazionale su larga scala, Citadel Securities ha offerto una lettura più ottimistica: nel 2026 le offerte di lavoro per ingegneri software negli USA sono in crescita dell’11% su base annua, secondo i dati di Indeed. La costruzione di grandi data center per l’AI sta inoltre alimentando una forte domanda nel settore edilizio, mentre il numero di nuove imprese è in aumento.

Il consenso prevalente tra gli economisti è che l’intelligenza artificiale trasformerà profondamente il mercato del lavoro — ma non necessariamente con l’effetto devastante che alcuni temono.