SANREMO — L’Ariston si è trasformato per una notte nel più rumoroso karaoke d’Italia, ma con budget da super bowl e drammi da soap opera: la serata cover del 27 febbraio ha ribaltato gerarchie, classifiche e aspettative, incoronando Ditonellapiaga e TonyPitony re e regina del remake con una versione swing da urlo di “The Lady is a Tramp”.
Carlo Conti l’aveva promesso: “Sarà una serata piena di sorprese”, e ha mantenuto la parola scatenando sul palco 30 artisti in versione “tributo impazzito”, tra accoppiate improbabili, revival anni Duemila e momenti da “non cambia canale che ti perdi il disastro”. E così il pubblico di Rai 1 si è ritrovato catapultato in un luna park musicale dove Elettra Lamborghini ha riesumato “Aserejé” insieme alle Las Ketchup, trasformando l’Ariston in una discoteca di Rimini del 2002, mentre LDA e Aka 7even si lanciavano su “Andamento lento” con Tullio De Piscopo, metà storia della musica, metà TikTok live.
Nel caos organizzato della cover night, la linea tra omaggio, parodia e nostalgia si è fatta sottilissima: Patty Pravo ha scelto l’eleganza estrema, portando con sé il primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko per una performance da museo sul brano “Ti lascio una canzone”, mentre Sayf ha buttato giù il teatro con “Hit the Road Jack” affiancato da Alex Britti e Mario Biondi, combo da jam session fumosa più che da prime time nazionalpopolare. Sul fronte cuori infranti e lacrime a comando, Michele Bravi con Fiorella Mannoia su “Domani è un altro giorno” ha spinto il pathos a livello “pubblicità dei panettoni a Natale”, mentre Nayt e Joan Thiele hanno accarezzato De André con “La canzone dell’amore perduto” puntando dritto alla zona brividi.
La vera notizia però è che in mezzo a questo circo pop, Ditonellapiaga e TonyPitony hanno centrato il colpo perfetto: “The Lady is a Tramp” è diventato un piccolo show internazionale, tra big band, ironia e carisma, abbastanza raffinato per far felice la giuria e abbastanza spavaldo per conquistare il televoto. Concorrenza tostissima, da Elettra in modalità tormentone eterno a Sal Da Vinci che ha giocato la carta romanticismo total con “Cinque giorni” di Michele Zarrillo, ma alla fine la coppia Ditonellapiaga–TonyPitony ha fatto il pieno e si è portata a casa il titolo di padrona assoluta della quarta serata.
Conti, dall’alto del suo ruolo di direttore d’orchestra del caos, ha chiuso ricordando che “non finisce mica qui”, promettendo altre scosse per la finale, ma il messaggio della cover night è chiarissimo: Sanremo 2026 ha deciso di prendersi sul serio proprio mentre si diverte di più, mescolando alta scuola, trash di lusso e colpi di teatro in un’unica lunga, rumorosa notte in cui nessuno è rimasto al proprio posto.
